Approfondimento
Maratone virtuali: come la corsa è diventata comunità
Foto di Photo: RUN 4 FFWPU / Pexels
Chi si allena per una maratona sa che la parte più dura non è il giorno della gara, ma i mesi che la precedono. Le uscite lunghe della domenica mattina, spesso al buio, prima che il resto della città si svegli, restano il momento più solitario della preparazione: chilometri di silenzio, respiro e passi ripetuti. La distanza ufficiale, quarantadue chilometri e centonovantacinque metri, è fissata dal 1921 e non concede sconti a nessuno.
Negli ultimi quindici anni questa solitudine è cambiata poco nella sostanza, ma molto nel modo in cui viene vissuta. Gli orologi GPS e le app per smartphone hanno trasformato ogni allenamento in un dato condivisibile, e quel dato ha aperto la strada a qualcosa che prima non esisteva: una community di podisti che si allena da sola ma non si sente più isolata.
Dalla strada alla community digitale
Strava, lanciata nel 2009 come piattaforma per ciclisti e successivamente estesa alla corsa, ha reso possibile seguire gli allenamenti di amici e sconosciuti, unirsi a gruppi tematici e confrontare i propri tempi su percorsi noti. App come Strava, Nike Run Club e Runkeeper permettono oggi di gestire ogni aspetto della preparazione, dal ritmo al dislivello, con la stessa attenzione riservata un tempo solo agli atleti professionisti. Per molti podisti amatoriali, controllare i dati dell'ultimo allenamento è diventato un gesto abituale quanto allacciarsi le scarpe.
Parallelamente è cresciuto un altro fenomeno, meno raccontato ma altrettanto concreto: il coaching a distanza. Molti allenatori seguono oggi i propri atleti tramite videochiamata, correggendo la tecnica di corsa attraverso un semplice video inviato dopo l'allenamento. Lo stesso strumento, la videochiamata casuale tra sconosciuti, ha dato vita anche a piattaforme di intrattenimento come LuckyCrush in italiano, pensate non per l'allenamento ma per il semplice piacere di parlare con una persona nuova ogni volta.
Il 2020, l'anno delle maratone virtuali
La svolta più netta è arrivata con la pandemia. Con le gare di massa sospese, molte organizzazioni hanno trasformato l'evento in edizione virtuale, permettendo ai partecipanti di completare la distanza ufficiale in autonomia, ovunque si trovassero, caricando poi il tracciato GPS come prova di completamento. La Verona Marathon virtuale del 15 novembre 2020 è stata tra queste, con tre distanze disponibili, dai dieci chilometri fino ai quarantadue, e un progetto di raccolta fondi legato all'emergenza sanitaria.
Anche la Bologna Marathon ha scelto la stessa strada, con un'edizione virtuale distribuita tra il 5 e il 7 giugno 2020: i partecipanti hanno percorso la distanza scelta nella propria città, caricando poi i dati del proprio allenamento per ricevere comunque il pettorale e la medaglia dell'evento. Decine di altre gare italiane, da Padova a Terni, hanno seguito lo stesso schema nello stesso periodo.
A livello internazionale il caso più grande resta quello della Virgin Money London Marathon. La quarantesima edizione, il 4 ottobre 2020, si è svolta per la prima volta in formato virtuale su scala globale, con oltre quarantacinquemila persone che hanno completato i quarantadue chilometri e centonovantacinque metri in autonomia, ciascuno sul proprio percorso, nello stesso giorno in cui a Londra correvano solo gli atleti d'élite. L'edizione virtuale della London Marathon è entrata nel Guinness World Records come la maratona a distanza con più partecipanti della storia.
Cosa resta oggi delle maratone virtuali
Il formato non è sparito con la fine dell'emergenza. Diverse gare italiane mantengono ancora una versione virtuale accanto a quella in presenza, pensata per chi non può raggiungere la città ospitante ma vuole comunque far parte dell'evento e ricevere la medaglia al collo. È un modo per allargare il pubblico di una gara senza intaccarne il percorso originale, ed è diventato uno strumento abituale di raccolta fondi per le associazioni legate alle singole maratone.
Il calendario italiano resta fitto anche oggi, tra appuntamenti su strada e gare di montagna come il K2 Valtellina Vertical Extreme o eventi più recenti come l'Innovation Run. Molti di questi appuntamenti nascono ormai con un doppio binario, la gara dal vivo e una versione a distanza, pensata proprio sul modello sperimentato nel 2020.
Le community nate online nello stesso periodo si sono invece consolidate. I gruppi Strava dedicati a una specifica gara, a un obiettivo di ritmo come il sub quattro ore, o a un territorio, restano attivi tutto l'anno, e capita spesso che due podisti che si sono scoperti solo attraverso i dati di un allenamento condiviso finiscano per correre fianco a fianco alla partenza della gara successiva.
Dai dati condivisi alle amicizie di allenamento
Buona parte della letteratura sulla corsa di resistenza descrive l'allenamento come un'attività che richiede tempo da soli, spesso presto la mattina o tardi la sera, quando è più facile trovare uno spazio libero nella giornata. È proprio in quel tempo isolato che le app di corsa hanno trovato il loro ruolo più utile: non sostituire la solitudine dell'allenamento, ma renderla visibile a qualcun altro.
Un commento a un allenamento condiviso, una sfida mensile tra colleghi di un gruppo aziendale, un messaggio scambiato prima di una gara con qualcuno conosciuto solo online: sono dettagli piccoli, ma sommati nel tempo cambiano il modo in cui un podista vive i mesi di preparazione. La componente sociale non toglie fatica ai chilometri, ma toglie peso a chi li percorre.
Allenarsi da soli, correre insieme
La lunga distanza resta, per definizione, uno sport individuale. Nessuna app o videochiamata può correre al posto proprio negli ultimi chilometri di una maratona, quando restano solo il fiato e la volontà. Ma il modo in cui i podisti arrivano a quel momento è cambiato, ed è oggi molto più condiviso di quanto fosse dieci o quindici anni fa.
Tra un allenamento caricato su un'app, una sessione di coaching seguita in video e un'iscrizione a una gara virtuale nata durante la pandemia, la corsa resta prima di tutto un gesto solitario. Ma quasi sempre, dall'altra parte dello schermo o lungo la stessa strada, c'è già qualcun altro che sta facendo la stessa fatica, con lo stesso obiettivo scritto sul calendario.
21/09/2026
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