Tor des Glaciers

Il gressonaro ha tagliato il traguardo del Jardin de l'Ange di Courmayeur alle 22.01 di mercoledì, dopo 122h01'57" di gara

Foto di Stefano Coletta- Zzam Agency

Aveva detto, alla vigilia, che sarebbe stato "un Franco un po' bambino", da scoprire oltre i 330 chilometri. Il bambino è arrivato a Courmayeur da Re. Alle 22.01 di mercoledì 16 settembre Franco Collé ha tagliato il traguardo del Jardin de l'Ange e ha vinto il TOR450 – Tor des Glaciers in 122h01'57", alla sua prima partecipazione alla gara più lunga del circuito TORX® with Kailas: 450 chilometri e 32.000 metri di dislivello sui sentieri più selvaggi della Valle d'Aosta, con solo GPS e roadbook a orientarlo. È il secondo tempo di sempre sul TOR450 - Tor des Glaciers, dietro al 114h29'01" di Sébastien Raichon del 2023, su un percorso però allungato di circa 4 chilometri dalla variante tra il Rifugio Chabod e Cogne senza il passaggio al Grand Neyron.


Collé aveva già vinto quattro volte il TOR330 – Tor des Géants® (2014, 2018, 2021 e 2023), ma non aveva mai corso il Tor des Glaciers. Vincendolo al debutto, entra in un club di due: prima di lui soltanto lo svizzero Jules-Henri Gabioud, primo al Tor des Géants® nel 2011 e al Tor des Glaciers nel 2021 (ex aequo con Luca Papi), era riuscito a scrivere il proprio nome nell'albo d'oro di entrambe le gare.


Il viaggio non era iniziato nel migliore dei modi. Partito venerdì alle 20 da piazza Abbé Henry insieme ad altri 199 atleti, Collé ha attraversato una prima notte complicata da problemi di stomaco e agli occhi, e al Rifugio Bezzi, in Valgrisenche, era transitato alle spalle di Peter Kienzl, con Jean Claude Letellier a ridosso. La svolta è arrivata sulla salita al Col Bassac Deré, dove ha ripreso l'altoatesino, e nella discesa successiva, dove lo ha staccato: al Rifugio Benevolo, sabato, era già davanti con margine. Da lì in poi la sua è stata una corsa solitaria.


Nella seconda notte Kienzl si è ritirato a Eau Rousse per un'infiammazione al ginocchio, e Collé ha iniziato a viaggiare sotto i tempi di Raichon: circa mezz'ora al Rifugio Dondena, poi il Dortoir Retempio raggiunto domenica pomeriggio. Lunedì alle 17 in punto l'ingresso nella base vita della "sua" Gressoney, accolto dal tifo di casa, con il gran caldo a rallentare il ritmo. Martedì mattina il passaggio all'Hotel Stambecco dopo quasi 330 chilometri, il punto in cui per lui iniziavano distanze inedite, con meno di 100 chilometri all'arrivo. Alle sue spalle intanto si era ritirato per disidratazione François Devaux, in rimonta, lasciando ad Alessandro Roncato la seconda posizione. Nell'ultima notte e nell'ultimo giorno, tra Crête-Sèche, il Gran San Bernardo e il Col Malatrà, Collé ha chiuso il cerchio.


"Devo essere onesto, avevo un po' sottovalutato l'andatura di gara: pensavo che i ritmi sarebbero stati più tranquilli rispetto al TOR330, invece non c'è modo di rilassarsi", ha raccontato all'arrivo. "Il terreno è completamente diverso: pietraie, ghiacciai, posti isolati dove non si corre, e la montagna impegna tanto anche di testa: sei sempre sul pezzo. Il TOR450 mi ha segnato. Avevo impostato la strategia del TOR330 e ho capito presto che era completamente sbagliata: le pause sono essenziali, perché in certi passaggi esposti, di notte, devi essere lucido. Strada facendo ho iniziato a fermarmi una mezz'ora prima di ogni tratto difficile e a mangiare qualcosa di sostanzioso, perché poi stai sei o sette ore in mezzo al nulla prima del rifugio successivo".


Anche la gestione della prima notte, con Kienzl e Letellier a menare le danze, è stata una scelta: "Sono partiti forte sulla prima salita. Li ho lasciati andare perché erano ritmi non sostenibili per cinque giorni, restando a un quarto d'ora. Poi li ho ritrovati uno dopo l'altro, ma sono due atleti che hanno dimostrato di poter fare bene su una gara di questo tipo". E il problema agli occhi lo aveva davvero spaventato: "Non riuscivo ad orientarmi di notte. Se non fosse passato, sarebbe stato impossibile continuare, invece per magia se n'è andato quasi subito".


Il record, con il percorso modificato, non era un obiettivo: "Sébastien ha fatto un grandissimo tempo e l'ha preparata ad hoc. Su gare così lunghe il meteo cambia tutto: sarebbe bello trovarsi tutti al via lo stesso giorno, per vedere chi è davvero il più forte quella settimana". Quel che resta è la distanza: "Non avevo mai fatto i conti con cinque giorni. Il mio stato d'animo oggi è diverso da quello del terzo giorno: basta un attimo che esageri con il ritmo e stai male. Restare sul pezzo per cinque giorni è dura, dura".


Alle sue spalle la lotta per il podio si è riaperta nell'ultima giornata. Il tedesco Volker Fohrmeister, secondo nel 2024, ha superato Alessandro Roncato ed è transitato al Rifugio Frassati alle 21.53 di mercoledì, dopo 419 chilometri, con oltre un'ora di vantaggio: Roncato, terzo nel 2024, era passato dall'Hotel Italia, al km 409,6, alle 20.40. Con una trentina di chilometri all'arrivo, i due sono attesi a Courmayeur nelle prime ore di giovedì.


Tra le donne Kaitlin Allen continua a controllare la corsa: la statunitense è transitata da Place Moulin alle 21.03 di mercoledì, dopo 357,8 chilometri, e ha imboccato la lunga salita verso il Rifugio Crête-Sèche. Alle sue spalle il podio virtuale si è rimescolato: la francese Céline Rouquié, terza lo scorso anno, ha superato Amy Sproston ed è passata dal Rifugio Perucca-Vuillermoz alle 22.54, con la statunitense a soli 22 minuti, alle 23.16. Le due sono a una decina di chilometri da Allen, che con circa 90 chilometri all'arrivo mantiene un margine di circa due ore. Al quinto giorno di gara sono 135 gli atleti ancora in corsa e 64 i ritirati.

17/09/2026