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Nike Pegasus Plus 2, la recensione completa di MarathonWorld.it: tecnologia ZoomX e Air Zoom, caratteristiche, prestazioni e prova in corsa

Foto di MarathonWorld.it

“Non puoi andare forte la domenica se non ti alleni forte il martedì”. È questo lo slogan scelto da Nike per accompagnare la nuova Pegasus Plus 2, una frase d'impatto che sintetizza piuttosto bene la filosofia di questa scarpa: la velocità non deve essere necessariamente riservata al giorno della gara, ma può diventare parte integrante dell'allenamento quotidiano.


Dopo quasi 15 anni di attività, MarathonWorld.it ha testato per la prima volta un modello con il celebre Swoosh sul lato e, in questo caso, stiamo parlando della nuova Nike Pegasus Plus 2.


Già le scritte presenti sulla confezione, come “la velocità non è solo per la domenica” ed “Every Day Speed”, lasciano intuire abbastanza chiaramente la destinazione di questa scarpa. La Pegasus Plus 2 è una moderna "tempo trainer", una daily trainer pensata per correre bene e soprattutto per correre forte, senza però trasformarsi in una vera e propria scarpa da gara.


È un modello concepito per gli allenamenti di qualità e, più in generale, per quelle uscite nelle quali la brillantezza diventa più importante del semplice accumulo di chilometri. Anche i suggerimenti presenti nella confezione, realizzati nell'ambito del Nike Running Club, vanno in questa direzione: lavori intensi relativamente brevi e allenamenti che non puntano necessariamente a macinare grandi volumi.


Per scoprire al meglio tutti i dettagli della scarpa e vederla "in azione sul campo", vi suggeriamo di guardare la videorecensione presente sul nostro canale YouTube e in questa pagina.



Una storia che parte da lontano


Quando si parla di Nike, e in particolare della linea Pegasus, si parla di una parte importante della storia del running moderno. La prima Pegasus risale infatti addirittura al 1982, e nel corso di oltre quarant'anni il modello è diventato uno dei riferimenti più longevi e conosciuti nel mondo delle scarpe da running. La Pegasus Plus 2 mantiene alcuni degli elementi che hanno contribuito al successo della famiglia Pegasus: è una scarpa sostanzialmente semplice nella concezione, versatile e accessibile anche a chi non vuole necessariamente entrare nel mondo delle calzature estremamente tecniche. Allo stesso tempo, però, questa versione Plus 2 si colloca in una posizione più prestazionale rispetto alla Pegasus tradizionale. Il risultato è una scarpa che può interessare il runner evoluto alla ricerca di una soluzione brillante per gli allenamenti, ma che può essere presa in considerazione anche da chi è meno specializzato e cerca un modello unico, sufficientemente protettivo e utilizzabile in diverse situazioni. E poi c'è l'estetica. La Pegasus Plus 2 è una scarpa molto riuscita anche dal punto di vista del design, con un'impostazione che richiama chiaramente il mondo Nike Performance. Un aspetto non secondario, considerando che una volta terminata la sua vita sportiva potrebbe tranquillamente diventare una delle scarpe da utilizzare nella quotidianità.


Una daily trainer, ma con una chiara vocazione alla velocità


L'idea alla base della Pegasus Plus 2 è quella di avere una scarpa capace di accompagnare gli allenamenti quotidiani quando il ritmo sale. Nike la definisce una tempo trainer, quindi un modello orientato alla velocità, ma non siamo davanti a una scarpa da gara nel senso più stretto del termine. Non c'è una piastra in carbonio, non c'è la ricerca esasperata della massima leggerezza e non c'è nemmeno quella sensazione di ritorno elastico estremamente marcata tipica di alcune delle più moderne super shoe. La Pegasus Plus 2 fa qualcosa di diverso. È una scarpa che cerca di far correre bene, in maniera fluida e soprattutto veloce, lasciando però una parte importante del lavoro alle gambe del runner. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti emersi durante il test: la Pegasus Plus 2 dà una forte impressione di leggerezza e di velocità, ma non sembra “correre al posto del runner”. Non ci sono effetti molla particolarmente evidenti e non si viene proiettati in avanti dalla scarpa in maniera artificiale. Bisogna correre. E bisogna avere nelle gambe il ritmo che si vuole tenere.



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Peso, drop e dati tecnici


Dal punto di vista delle caratteristiche tecniche, la Pegasus Plus 2 presenta un drop di 10 millimetri, con un'altezza rilevata di circa 38 millimetri al tallone e 28 millimetri nell'avampiede. Il peso ufficiale dichiarato da Nike è di 265 grammi nella misura uomo 44, mentre nella misura utilizzata durante il nostro test, una 42,5, il peso è risultato sensibilmente inferiore, attestandosi intorno ai 246 grammi. Un dato che, nella pratica, risulta particolarmente interessante perché la sensazione in corsa è quella di una scarpa ancora più leggera. Il prezzo di listino si colloca poco sotto i 170 euro, posizionando la Pegasus Plus 2 in una fascia di prezzo ormai tipica per una performance trainer di questo livello.


Una tomaia che unisce racing e tradizione


La parte superiore della scarpa è un interessante compromesso tra elementi tipici delle calzature più prestazionali e soluzioni decisamente più tradizionali. Da un lato troviamo stringhe piatte e irregolari, una linguetta estremamente essenziale e una costruzione complessivamente leggera. Dall'altro, Nike ha mantenuto una conchiglia posteriore molto protettiva e imbottiture piuttosto morbide nella zona del colletto. Il risultato è una calzata che riesce a essere aderente senza diventare eccessivamente invasiva. Lateralmente sono presenti rinforzi interni, visibili attraverso la tomaia, che lavorano insieme al sistema di allacciatura per aumentare il contenimento del piede. È un dettaglio importante soprattutto quando si corre a ritmi elevati, perché permette di mantenere il piede ben fermo anche durante le fasi più dinamiche della corsa. Una volta indossata, la Pegasus Plus 2 restituisce infatti una sensazione di contatto molto diretto con la piattaforma.

Il piede è ben contenuto e l'appoggio viene percepito in maniera precisa, una caratteristica che abbiamo riscontrato frequentemente nelle scarpe progettate per allenamenti qualitativi.


ZoomX: il cuore dell'intersuola


Il cuore della Pegasus Plus 2 è naturalmente l'intersuola in ZoomX, una delle tecnologie più conosciute di Nike e utilizzata anche sui modelli di fascia più alta del catalogo running. Si tratta di una schiuma a base PEBA, materiale che, grazie alla sua bassa densità, permette di ottenere un rapporto particolarmente favorevole tra peso, ammortizzazione e risposta elastica. La ZoomX è morbida al tatto, ma la sensazione che restituisce durante la corsa è molto più complessa di quella che si potrebbe immaginare semplicemente premendo con le dita sull'intersuola. Nella Pegasus Plus 2 la schiuma viene infatti inserita all'interno di una struttura complessiva che comprende anche il battistrada e il piano di appoggio superiore. Ed è proprio questa combinazione a determinare il carattere della scarpa.


Arriva l'Air Zoom nell'avampiede


La novità più importante di questa seconda generazione è rappresentata dall'inserimento di una nuova unità Air Zoom nella parte anteriore. Air Zoom è, tecnicamente, un'unità pneumatica progettata per interagire con le forze generate durante la corsa. È costituita da una struttura sigillata contenente gas pressurizzato e da elementi elastici interni. Quando il piede carica sulla scarpa, l'unità si deforma e gli elementi interni vengono messi in tensione; quando il carico diminuisce, la struttura tende a recuperare la propria forma. Il suo posizionamento è fondamentale per comprenderne la funzione. Un'unità Air Zoom posizionata posteriormente può contribuire principalmente alla gestione dell'impatto e alla sensazione di ammortizzazione; nella Pegasus Plus 2, invece, l'Air Zoom è collocato nell'avampiede e contribuisce soprattutto alla fase di spinta. Non è quindi un elemento che lavora isolatamente, ma una componente di un sistema nel quale ZoomX, Air Zoom e geometria della scarpa collaborano tra loro. Nike dichiara che questa nuova combinazione permette di ottenere un ritorno di energia superiore del 18% rispetto alla precedente Pegasus Plus.


Una geometria più aggressiva


Non è però soltanto l'intersuola a cambiare. La Pegasus Plus 2 presenta una curvatura più marcata sia nella parte posteriore sia nella zona anteriore. La geometria ricorda, almeno concettualmente, quella delle scarpe da gara moderne con una forma più “a barchetta”, pensata per facilitare la transizione e accompagnare il piede verso la fase successiva della falcata. È un elemento che si avverte chiaramente durante la corsa. La scarpa sembra avere sempre fretta di passare alla fase successiva dell'appoggio. Non invita a rimanere a terra, ma favorisce una transizione rapida e continua. Ed è proprio questa caratteristica, più ancora del singolo elemento tecnologico, a determinare buona parte della sensazione di velocità.



Foto di MarathonWorld.it

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Il battistrada Waffle


Inferiormente troviamo il nuovo disegno di battistrada Waffle, uno degli elementi storicamente associati alle scarpe Nike. La suola presenta una quantità di gomma abbastanza importante nella zona del tallone, mentre nella parte centrale troviamo una porzione di schiuma esposta, all'interno della quale è inciso il nome del modello. Nell'avampiede il disegno diventa più articolato, con tasselli che aumentano il grip e contribuiscono alla trazione. Nel complesso, comunque, l'impostazione rimane abbastanza piatta. La quantità di gomma presente fa inoltre pensare a una scarpa progettata per affrontare un numero significativo di chilometri, anche se la destinazione ideale della Pegasus Plus 2, come vedremo, non è necessariamente quella delle lunghissime corse lente.


Come va in corsa?


La sensazione iniziale è difficile da descrivere se non si è provata direttamente la scarpa: da una parte si apprezza l'azione morbida della ZoomX nella fase di appoggio, dall'altra si percepisce chiaramente che questa schiuma è racchiusa tra due superfici più rigide, il battistrada inferiormente e il piano di appoggio superiormente. Il risultato è una scarpa molto reattiva, ma non dura.


È un equilibrio particolarmente interessante. L'ammortizzazione è presente e la quantità di materiale sotto il piede è sufficiente per proteggere, ma la risposta non è quella di una scarpa morbida e cedevole. La Pegasus Plus 2 tende piuttosto a comprimersi rapidamente e a riportare il runner verso la fase successiva della falcata. Un modo curioso, ma efficace, per capire il carattere della scarpa è anche ascoltarla. Il rumore prodotto sull'asfalto è breve e piuttosto intenso: un suono secco e incisivo, che ricorda per certi versi quello delle scarpe da gara di qualche generazione fa. La scarpa arriva a terra e riparte rapidamente.


Reattività prima di tutto


La brillantezza della Pegasus Plus 2 è quindi evidente. E, apparentemente, potrebbe sembrare un controsenso parlare contemporaneamente di reattività e di ammortizzazione, ma è proprio questa la caratteristica più riuscita del modello. La scarpa protegge, ma non invita a indugiare sull'appoggio. I tempi di contatto con il terreno sono molto contenuti e la geometria accompagna il piede verso il passo successivo. Il rovescio della medaglia riguarda invece il comfort sul lungo periodo. Con l'aumentare dei chilometri, la comodità dell'appoggio tende progressivamente a diminuire. Il piano di appoggio posto immediatamente sotto la soletta contribuisce infatti alla sensazione di reattività e precisione, ma proprio per questo non è particolarmente morbido. Dopo molti chilometri può quindi diventare meno confortevole. Non è necessariamente un difetto: è una caratteristica coerente con la destinazione del modello. La stessa filosofia comunicata da Nike per la Pegasus Plus 2 suggerisce infatti di utilizzarla per allenamenti relativamente brevi e qualitativi. Quando, dopo un certo numero di chilometri, la scarpa comincia a risultare meno confortevole, probabilmente siamo semplicemente usciti dal suo ambiente naturale.


ZoomX e Air Zoom: chi lavora davvero?


Una delle domande che ci sono state rivolte più frequentemente durante il test riguarda proprio il funzionamento della nuova unità Air Zoom. La risposta è che, durante la corsa, è molto difficile separare l'azione dei singoli elementi. L'unità segue perfettamente la curvatura della scarpa e non crea una sensazione di contrasto rispetto alla struttura dell'intersuola. Inoltre, il suo posizionamento estremamente avanzato fa sì che sia difficile comprimerla direttamente con la forza delle dita dei piedi. Probabilmente l'Air Zoom lavora molto più “sotto traccia” di quanto si possa immaginare.


Ed è proprio questo il punto. Non ha molto senso cercare di capire quanto lavoro venga svolto dalla ZoomX e quanto dall'Air Zoom, perché la sensazione finale deriva dalla loro combinazione con la geometria della scarpa, la suola e il piano di appoggio. La Pegasus Plus 2 è una scarpa che non ha tempo da perdere: porta rapidamente al passo successivo.


Il ritorno di energia secondo Nike


Nike parla, come detto, di un incremento del ritorno di energia del 18% rispetto alla precedente Pegasus Plus. La nostra sensazione sul campo è che questo risultato non dipenda soltanto dall'elasticità intrinseca dei materiali. La Pegasus Plus 2 sembra soprattutto progettata per mantenere il runner sempre “sul pezzo”.

Non si affonda nella schiuma come può accadere con alcune scarpe da gara molto morbide e non si avverte un effetto molla particolarmente marcato. Si viene invece accompagnati rapidamente verso il passo successivo. Si corre bene, si corre liberi e, soprattutto, si corre utilizzando le proprie gambe. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del modello.


Una scarpa che fa lavorare le gambe


Al termine dell'allenamento la sensazione muscolare è piuttosto evidente. Le gambe hanno lavorato. La Pegasus Plus 2 non sembra infatti costruita per togliere completamente il lavoro al runner, ma per permettergli di esprimere velocità mantenendo un'elevata efficienza della falcata. Questo aspetto diventa particolarmente importante quando si ragiona sui chilometraggi. Un atleta molto evoluto può certamente utilizzare questa scarpa anche per distanze importanti, ma per il runner medio l'idea di affrontare molti chilometri a ritmo sostenuto con la Pegasus Plus 2 richiede una preparazione adeguata. La scarpa è protettiva, ma la sua reattività invita a correre forte e, di conseguenza, può aumentare il carico muscolare rispetto a una daily trainer più morbida e rilassata.


Il terreno ideale: il medio


Se dovessimo riassumere il comportamento della Pegasus Plus 2 con una sola parola, probabilmente sarebbe “medio”. Medie distanze. Allenamenti di media durata. Intensità medio-alta. Ritmi sostenuti ma non necessariamente da gara. È proprio in questo territorio che la Pegasus Plus 2 sembra esprimersi al meglio.

Può essere utilizzata per i progressivi, per i medi, per le variazioni di ritmo e per le ripetute di media e lunga distanza. È una scarpa che aumenta la qualità dell'allenamento senza richiedere necessariamente l'utilizzo di una racing shoe. Ed è proprio qui che trova il suo spazio all'interno della gamma Nike.


Il peso si sente?


Alcune recensioni internazionali hanno evidenziato come il peso della Pegasus Plus 2 non sia particolarmente contenuto rispetto ad alcune delle più recenti performance trainer. La nostra esperienza, però, è stata differente. I circa 246 grammi della misura utilizzata nel test non si percepiscono in maniera evidente durante la corsa. La grande reattività, la geometria della scarpa e soprattutto la rapidità della transizione producono una sorta di effetto “ruota” della falcata che fa sembrare la Pegasus Plus 2 più leggera di quanto non sia sulla bilancia. È quindi uno di quei casi nei quali il dato tecnico racconta soltanto una parte della storia.


A chi la consigliamo?


La Pegasus Plus 2 è una scarpa abbastanza trasversale.


Il runner evoluto può utilizzarla come tempo trainer per gli allenamenti qualitativi, mantenendo la scarpa da gara per le competizioni.

Il runner intermedio può utilizzarla per le sedute nelle quali vuole aumentare il ritmo e migliorare la qualità della corsa.

Anche il runner meno specializzato può utilizzarla come daily trainer, soprattutto se cerca una scarpa sufficientemente protettiva ma con un carattere più brillante rispetto ai modelli tradizionalmente orientati alla corsa lenta.


La Pegasus Plus 2 può fare molte cose, ma il suo ambiente naturale rimane quello degli allenamenti qualitativi.


Il nostro giudizio


Nike, in fase di presentazione, descrive la Pegasus Plus 2 come una Tempo Trainer e probabilmente non avrebbe potuto trovare una definizione migliore. È una scarpa pensata per le variazioni, per gli allenamenti brevi di qualità, per i fondi brillanti e per le ripetute su distanze medio-lunghe. La combinazione tra ZoomX, Air Zoom, geometria curvata e battistrada Waffle crea un modello particolarmente reattivo, capace di offrire un'ottima ammortizzazione senza diventare morbido e cedevole.


Il suo punto di forza non è tanto un ritorno di energia spettacolare quanto la capacità di mantenere il runner in movimento, riducendo i tempi di appoggio e favorendo una falcata fluida e continua. Il limite, per contro, è rappresentato proprio dalla sua natura prestazionale: con l'aumentare dei chilometri il comfort tende a diminuire e la scarpa richiede un certo livello di preparazione muscolare per essere sfruttata al meglio.


La Nike Pegasus Plus 2 è quindi una daily trainer velocissima, ma con un'identità molto precisa. Non vuole sostituire una vera scarpa da gara e non vuole nemmeno essere la più morbida compagna per le uscite lente.

Vuole farvi correre bene. Vuole farvi correre rotondi. E soprattutto vuole farvi correre forte.


E, considerando la sua storia, forse è proprio questo il modo migliore per interpretare la nuova Pegasus: la velocità non è solo per la domenica.

07/10/2026