Approfondimento

Un nuovo studio su 100 maratoneti ha analizzato cosa succede al menisco dopo i 42,195 km: l'estrusione aumenta del 38% subito dopo la gara

Cosa succede al ginocchio di un maratoneta nelle ore e nei giorni successivi ai 42,195 chilometri? Una nuova ricerca ha provato a rispondere a una domanda finora poco studiata: quanto tempo impiega il menisco a tornare alle condizioni precedenti alla gara.


Lo studio, pubblicato il 2 settembre 2026 sul Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, ha analizzato 100 podisti amatoriali, per un totale di 200 ginocchia. I ricercatori della Hokkaido University, in Giappone, hanno utilizzato un'ecografia portatile effettuata sotto carico per misurare la cosiddetta estrusione del menisco mediale, cioè quanto il bordo del menisco sporge rispetto al margine della superficie tibiale.


Il dato più evidente è arrivato immediatamente dopo la maratona.


Il menisco si sposta dopo 42,195 km


Prima della gara, l'estrusione media del menisco mediale era di 1,14 millimetri. Subito dopo aver completato la maratona era salita a 1,57 millimetri: un aumento medio di 0,44 millimetri, pari al 38%.


Non si tratta però di una fuoriuscita permanente del menisco né, di per sé, di una lesione. L'estrusione meniscale può infatti variare anche in condizioni fisiologiche in funzione del carico applicato al ginocchio.


La vera novità dello studio riguarda soprattutto quello che succede nei giorni successivi.


Tre giorni per tornare ai valori iniziali


Novanta dei 100 partecipanti sono stati sottoposti a ulteriori controlli nei cinque giorni successivi alla maratona, per un totale di 180 ginocchia monitorate.


L'estrusione è rimasta significativamente superiore rispetto ai valori pre-gara fino al terzo giorno. Dal quarto giorno in poi, invece, non risultava più significativamente diversa dai valori registrati prima della maratona.


In altre parole, la risposta del menisco al carico della gara è risultata temporanea e, nel gruppo studiato, si è normalizzata indicativamente entro il quarto giorno.


È un risultato interessante anche per chi si chiede quando sia opportuno tornare a correre dopo una maratona. Ma gli stessi ricercatori invitano a non trasformare questo dato in una prescrizione: lo studio non dimostra che ogni maratoneta debba aspettare quattro giorni prima di tornare ad allenarsi e non stabilisce un intervallo di recupero ottimale.


Chi mostra la maggiore variazione?


La ricerca ha cercato anche di capire se alcune caratteristiche dei corridori fossero associate a una maggiore variazione dell'estrusione meniscale.


Tre fattori sono risultati indipendentemente associati a un aumento maggiore dopo la maratona.


Il primo è stato il maggiore carico meccanico sul compartimento mediale del ginocchio durante la camminata, misurato attraverso il cosiddetto knee adduction moment.


Il secondo è il BMI: i corridori con un indice di massa corporea più elevato hanno mostrato una maggiore variazione dell'estrusione.


Il terzo è stato, in maniera meno intuitiva, il maggiore volume mensile di corsa.


L'età ha mostrato invece soltanto un'associazione borderline e non ha raggiunto lo stesso livello di evidenza degli altri tre fattori.


Più chilometri non significa necessariamente più danni


È probabilmente questo uno degli aspetti che richiede maggiore cautela nella lettura dei risultati.


Il fatto che un maggiore chilometraggio mensile sia stato associato a una maggiore variazione acuta dell'estrusione non significa che correre di più danneggi il menisco.


Lo studio ha osservato una modifica temporanea di un parametro biomeccanico dopo una maratona. Non ha dimostrato che questa modificazione provochi una lesione, acceleri l'artrosi o abbia conseguenze negative nel lungo periodo.


Gli stessi autori sottolineano infatti che resta da stabilire quale sia il significato clinico di questa risposta transitoria.


Un dato nuovo, ma non un allarme per i maratoneti


Il menisco ha un ruolo fondamentale nella distribuzione dei carichi all'interno del ginocchio e nella capacità dell'articolazione di assorbire e distribuire le forze.


La ricerca giapponese mostra che 42,195 km producono una modificazione misurabile e temporanea nella posizione del menisco mediale. È un ulteriore elemento per comprendere quanto sia complesso il recupero dopo una maratona, ma non mette in discussione i benefici della corsa né dimostra che una maratona provochi un danno strutturale al ginocchio.


Il risultato più interessante è forse proprio questo: il ginocchio non torna immediatamente alla condizione precedente alla gara, almeno per quanto riguarda questo parametro, ma il cambiamento osservato tende a rientrare spontaneamente nell'arco di alcuni giorni.


Per capire se questa risposta abbia conseguenze sul rischio di infortunio o se possa aiutare a definire un periodo di recupero ideale dopo una maratona serviranno però ulteriori studi, soprattutto con un follow-up più lungo.


Per ora, la ricerca aggiunge un nuovo tassello alla fisiologia dei 42,195 km: la maratona lascia una traccia misurabile anche nei tessuti del ginocchio, ma quella traccia, almeno in questo studio, appare transitoria.

05/10/2026