Bolivia
Fernanda Maciel attraversa il Salar de Uyuni in 19h50', stabilendo il nuovo record sui 172,8 km in Bolivia
Foto di Rudolf Hauser / Red Bull Content Pool
L’ultrarunner brasiliana Fernanda Maciel ha stabilito il nuovo record assoluto di attraversamento del Salar de Uyuni, in Bolivia, il più grande deserto di sale del mondo. Il 29 settembre 2026 ha completato il percorso di 172,8 chilometri da Llica a Uyuni in 19 ore, 50 minuti e 8 secondi, migliorando di oltre 13 ore il precedente primato.
Maciel, atleta Red Bull ed ex avvocata specializzata in diritto ambientale, ha abbassato di 13 ore, 14 minuti e 2 secondi il precedente riferimento di 33:04:10, stabilito nel 2023 dal connazionale Valmor Giuseppe Leonardo.
La traversata si è svolta a circa 3.700 metri di altitudine, in condizioni più difficili del previsto. Una grandinata aveva infatti trasformato alcuni tratti della distesa salina in superfici ricoperte d'acqua e fango, con buche nascoste che hanno richiesto un'attenzione costante nella scelta degli appoggi.
Una sfida di 172,8 chilometri in alta quota
Maciel è partita alle 5:00 del 28 settembre dall'arco di ingresso e uscita di Llica, sul versante occidentale del Salar de Uyuni. Per la navigazione ha utilizzato il telefono con il percorso già tracciato, seguendo lo stesso itinerario affrontato da Leonardo nel 2023.
Il tracciato presentava un dislivello positivo di circa 311 metri, ma la quota media di percorrenza, intorno ai 3.700 metri, ha rappresentato una delle principali difficoltà. A questa altitudine la disponibilità di ossigeno è sensibilmente inferiore rispetto al livello del mare, aumentando il costo fisiologico della corsa.
Dopo circa 145 chilometri sulla distesa salina, l'atleta ha dovuto attraversare una serie di pozze d'acqua, fermandosi per cambiare scarpe e calze. Anche l'oscurità ha complicato la navigazione, rendendo più difficile interpretare un paesaggio quasi privo di riferimenti. Le luci degli alberghi e delle abitazioni ai margini del deserto le hanno infine fornito un riferimento visivo verso Uyuni.
La gestione dell'alimentazione è stata un'altra criticità. Superati i primi 100 chilometri, lo stomaco ha iniziato a tollerare con difficoltà il cibo, mentre le gambe continuavano a rispondere positivamente. Maciel ha quindi adattato il ritmo alle proprie sensazioni, evitando di inseguire un'andatura prestabilita.
«Dovevo adattare le gambe a un ritmo che permettesse al mio corpo di correre 170 chilometri in quota, nel deserto», ha spiegato.
Il finale verso Uyuni
Il momento decisivo è arrivato quando Maciel ha raggiunto la strada dopo circa 16 ore e 45 minuti di corsa. In quel momento ha capito che un risultato inferiore alle 20 ore era possibile.
Nonostante la stanchezza accumulata, ha affrontato gli ultimi 27 chilometri su strada a una velocità di circa 10 km/h, raggiungendo la cattedrale di Uyuni alle 00:50 del 29 settembre e fermando il cronometro a 19:50:08.
«Tutto il mio corpo era esausto, ma ho continuato a spingere. È stata pura forza mentale. Le gambe erano distrutte, non riuscivo più ad allungare il passo. So correre in montagna, ma non su una superficie piatta. Non avevo più energie, ma ho dato il massimo», ha raccontato.
Fernanda Maciel, una carriera tra ultratrail e record
Brasiliana, residente a Chamonix, in Francia, Maciel ha costruito una lunga carriera nelle gare di ultradistanza prima di dedicarsi sempre più ai fastest known time (FKT), i migliori tempi conosciuti su percorsi definiti.
Tra i suoi risultati figurano le vittorie alla TDS nel 2009, alla Lavaredo Ultra Trail nel 2011, alla Transgrancanaria nel 2012 e all'Everest Trail Race nel 2013. Nel 2014 ha chiuso al secondo posto della classifica generale dell'Ultra-Trail World Tour.
Negli anni ha inoltre stabilito primati su alcune delle montagne più alte del pianeta, tra cui Aconcagua, Kilimanjaro, Mount Vinson e Carstensz Pyramid, oltre a completare la traversata integrale del Cammino di Santiago, lungo circa 860 chilometri, in dieci giorni.
L'impresa sul Salar de Uyuni aggiunge un nuovo capitolo alla sua attività, che unisce progetti sportivi di lunga distanza a iniziative legate alla tutela ambientale e alle cause sociali.
